La difesa del Dottor Oppido nel caso Monaldi: NO ai processi mediatici
Di Michele Miccoli – Avvocato, saggista e docente universitario
Negli ultimi tempi, il caso del dottor Oppido, rinomato cardiochirurgo, ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, sollevando interrogativi inquietanti riguardanti il rispetto dei diritti fondamentali e la dignità professionale. La recente tragedia che ha colpito la famiglia del piccolo deceduto presso l’ospedale Monaldi di Napoli ha scosso le coscienze e ha generato un flusso di dichiarazioni e commenti che, in molti casi, si allontanano dalla verità e dalla giustizia.
È giunto il momento di dire basta a processi mediatici condotti in violazione del diritto al contraddittorio. La continua gogna mediatica a cui è sottoposto il dottor Oppido, un professionista che ha dedicato la sua vita a salvare oltre 3500 bambini da morte certa, è inaccettabile. Non è più tollerabile ascoltare difensori che, elevandosi a pubblici ministeri, emettono sentenze prive di fondamento e di cognizione di causa.
Profilo professionale del dottor Oppido
Il dottor Oppido non è solo un cardiochirurgo di grande fama; è un luminare nel suo campo, la cui carriera è costellata di successi e riconoscimenti.
Le testimonianze di colleghi e luminari della cardiochirurgia trapiantistica infantile attestano la sua competenza e dedizione. È vergognoso che un uomo di tale calibro venga messo sotto accusa sulla base di congetture e illazioni, senza che vi sia un reale fondamento giuridico.
La Distorsione Mediatica e la Responsabilità Professionale
La televisione, purtroppo, gioca spesso un ruolo distorsivo, alimentando narrazioni che possono danneggiare irreparabilmente la reputazione di professionisti onesti. L’impatto di queste informazioni, talvolta infondate, può essere devastante, non solo per chi è direttamente coinvolto, ma per l’intera comunità medica. La responsabilità di chi fornisce informazioni deve essere rigorosamente regolamentata: il codice deontologico forense deve fungere da baluardo contro la strumentalizzazione della verità.
Il Diritto a un Giusto Processo
È imperativo ribadire che ogni individuo ha diritto a un giusto processo. La presunzione di innocenza è un principio fondamentale che deve essere rispettato in ogni circostanza. Non possiamo permettere che la ricerca di visibilità si traduca in una caccia all’uomo, in cui si sacrificano la dignità e la reputazione di professionisti che hanno dedicato la propria vita al bene degli altri.
Un Appello alla Responsabilità
In conclusione, è essenziale che l’ordine e gli ordini professionali intervengano per tutelare i diritti dei professionisti e garantire che il codice deontologico venga rispettato in ogni regione d’Italia. La distruzione dell’immagine di chi ha dedicato la propria vita alla cura degli altri non può e non deve essere tollerata. La speranza è che, in tempi brevi, si possa assistere a un cambiamento significativo, affinché giustizia e dignità tornino a prevalere.
In un momento in cui la verità è fondamentale, non possiamo dimenticare il valore del rispetto reciproco e della responsabilità, sia nella professione che nella comunicazione.

E’ vergognoso il comportamento dell’avvocato Petruzzi che è il concentrato di arroganza, presunzione, cafonaggine e mancanza di etica professionale e soprattutto umana. Nella spasmodica ricerca di visibilità si pone,di volta in volta, come difensore mediatico della famiglia, poi medico,poi giudice,censore di tutti quelli che discordano da lui,intrigante,calunnioso, esoso, fa il carnefice degli altri e poi si finge vittima e chiede solidarietà, Un miscuglio velenoso di ingredienti umani tra i peggiori e nessun rispetto degli altri e nessuna deontologia professionale.
Lede altamente la categoria professionale che viene lesa alla pari da chi, potendo e dovendo intervenire nell’ordine degli avvocati, si gira dall’altra parte e non censura, nelle forme dovute,tale deriva comportamentale che offende la credibilità e affidabilità d3lla categoria tutta degli avvocati. Le colpe vanno ricercate e punite seriamente quando ci sono ma i
non in piazza eccitando gli odi di parte ma nelle aule di giustizia garantendo pari diritti all’accusa e alla difesa,