DDL Femmincidio: Intervista ad Anna Maria Casale, Responsabile Nazionale contro il Femminicidioo e la violenza di Genere del partito Noi Moderati
Intervista del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Nelle ore immediatamente successive all’approvazione unanime, in Senato, del DDL Femminicidio, diverse voci si sono alzate dal mondo dei professionisti del settore giuridico e anche da parte di chi opera a livello istituzionale per combattere ogni forma di violenza di genere.
Tra i diversi professionisti, ho incontrato la dottoressa Anna Maria Casale, nota criminologa, psicoterapeuta forense eResponsabile Nazionale contro il Femminicidio e la Violenza di Genere del partito “Noi Moderati”, a cui ho posto alcune domande sul DDL in questione.
Dottoressa Casale, a poche ore dall’approvazione all’unanimità in Senato del DDL sul femminicidio, quali sono le sue prime osservazioni?
Riguardo il disegno di legge approvato dal Senato circa il delitto di femminicidio ed altre modifiche, vorrei fare delle considerazioni. Da anni mi occupo e combatto la violenza di genere e conosco bene gli orribili dati che ci arrivano dal numero degli omicidi di donne per mano di uomini compagni e/o conviventi. Da altrettanto tempo mi batto per una modifica che sia culturale, educativa, sociale ed anche normativa che possa fermare queste terribili violenze.
Oltre a essere una nota criminologa e psicoterapeuta forense, lei ha un ruolo istituzionale ben preciso nella lotta contro la violenza di genere, vuole chiarire quale?
Si, sono Responsabile Nazionale contro il Femminicidio e la Violenza di Genere del partito “Noi Moderati”. Per ciò che concerne il disegno di legge sul femminicidio, per come è stato concepito, temo fortemente che si scontrerà con alcuni limiti insormontabili, primo fra tutti quello relativo all’incostituzionalità della norma che sconfessa l’art. 3 della Costituzione Italiana, secondo cui davanti alla legge siamo tutti uguali. Il plauso doveroso va a chi ha lavorato al disegno ma io esprimo il mio timore, per cui se questo disegno diverrà legge, porterà a sollevare eccezioni riguardo l’incostituzionalità di eventuali reati creando ulteriore disordine ed ingolfando ancora di più il sistema giustizia. Così come è stato strutturato questo impianto normativo, esso rischia di compromettere i fondamenti del principio di legalità e di parità di trattamento davanti alla legge.
Cosa ne pensa del termine “femminicidio” ma più che altro, del fenomeno?
Ritengo fondamentale trovare urgentemente delle soluzioni, di modifiche strutturali che possano servire, in primis, alla prevenzione del fenomeno. In secondo luogo, esiste un’urgenza in merito alla gestione delle urgenze e delle denunce che sono presentate dalle donne. Il momento della denuncia è fondamentale, deve arrivare prima del reato. Intendo dire che è urgente anche una formazione affinché le donne giungano con maggior velocità alla denuncia. In tal modo, si scongiurerebbero molti eventi omicidiari, che purtroppo avvengono perché in molti casi la donna tentenna, aspetta, non procede alla segnalazione dei fatti, alla denuncia.
Per quanto riguarda l’inasprimento delle pene, dal momento che all’interno del DDL si parla anche di ergastolo per alcuni casi di femminicidio, qual è il suo pensiero?
A mio parere, l’inasprimento delle pene è del tutto inutile. Come ho già detto, è importante la prevenzione, la formazione per far comprendere l’importanza della denuncia in tempo utile, subito, ai primi segnali di violenza.
Cosa ne pensa dell’allontanamento tra le parti come misura preventiva del fenomeno del femminicidio?
Che sia la donna a dover essere protetta in case rifugio, allontanata in qualche modo dalla famiglia, che sia l’uomo a dover essere allontanato si tratta della parte fondamentale. Perché è con un processo di allontanamento che si riesce a tutelare una donna che rischia di essere uccisa. Attraverso il tavolo tecnico che abbiamo formato in Noi Moderati, stiamo anzi lavorando molto su questo punto a livello normativo. È urgente creare degli snellimenti alle procedure che si avviano nel momento in cui arriva la denuncia e poi, successivamente, capire come allontanare il maltrattante dalla vittima e come procedere in maniera più snella, più veloce e quindi, arrivare ad un processo, perché ribadisco il mio pensiero: successivamente, quando la donna ahimè è già morta, è inutile agire perché l’aggravamento delle pene non è educativo.
Quali sono, secondo lei, i punti critici di questo disegno di legge?
Il primo punto critico di questo disegno di legge è rappresentato dall’anticostituzionalità. L’articolo 3 della Costituzione ci ricorsa, infatti, che davanti alla legge siamo tutti uguali per sesso, razza e religione e in questo caso noi stiamo dibattendo su un disegno di legge che è assolutamente incostituzionale e porterebbe, secondo la mia opinione, a un peggioramento della situazione e spiego subito il motivo. Qualsiasi avvocato che difenda un omicida, un uomo che ha ucciso una donna, si appellerebbe a quella che è norma di incostituzionalità, giungendo a vincere l’opposizione. Quindi lo scenario è inquietante: con questo genere di legge, si andrebbe a delineare uno scenario che vedrebbe innanzitutto prolungare di molto i tempi per giungere alla sentenza finale ma soprattutto, creerebbe molte possibilità, per gli avvocati, di sollevare eccezioni. La giusta detenzione rischierebbe quindi di diventare un miraggio. In tal modo, è un mio timore e desidero esprimerlo, si andrebbe a intasare il già intasato sistema di giustizia, altro che snellimento dele procedure…
