Crisi della giustizia: era prevedibile

Editoriale dell’avvocato cassazionista e docente universitario Michele Miccoli

Nel contesto attuale, si è instaurato un clima di profonda insicurezza, in cui la percezione del nemico si annida anche nel semplice sguardo del cittadino comune che incrociamo per strada. Questa atmosfera di diffidenza ha indotto le persone a chiudersi in una sorta di isolamento, alimentando una crescente ostilità verso il prossimo. La fiducia nelle istituzioni, un tempo baluardo della giustizia e della sicurezza, sembra essersi erosa fino a dissolversi, schiacciata sotto il peso di burocrazie opprimenti che sovvertono i principi di diritto sostanziale.

È in questo contesto che si avverte la necessità di farsi giustizia da soli. La società, stanca di essere continuamente vittima di rapine, furti e violenze, non può più tollerare sberleffi derivanti da un sistema di impunità che rilascia i loro carnefici in tempi brevissimi. La constatazione di tale stato di fatto non è solo un’amara verità, ma un sintomo evidente di un tessuto sociale lacerato, in cui il diritto penale e il diritto dell’esecuzione paiono vacillare sotto il peso di evidenti inefficienze.

Era tutto prevedibile. Da anni, si osservano segnali inquietanti: esistono aree geografiche dell’Italia in cui regna una totale anomia, un vuoto normativo che lascia i cittadini privi di protezione. Qui, lo Stato sembra latitare, mentre le forze dell’ordine si trovano a fronteggiare una magistratura che, paradossalmente, dovrebbe fungere da garante dei diritti soggettivi dei cittadini, ma che spesso risulta essere percepita come una fonte di ulteriore intimidazione.

Tali fenomeni sociologici non possono essere sottovalutati e devono essere affrontati con decisione, sin dalle loro origini. La metafora della pianta malformata è calzante: se non si interviene tempestivamente per raddrizzarla, essa è destinata a crescere male, radicandosi in un terreno di malcontento e violenza. La nostra società, pertanto, necessita di un ripristino della fiducia nelle istituzioni, attraverso una riforma profonda e incisiva del sistema giuridico e penale, affinché ogni cittadino possa sentirsi realmente tutelato e non più solo un potenziale bersaglio di una giustizia che, troppo spesso, si rivela inadeguata.

In conclusione, è tempo di riconoscere che la crisi della giustizia non è un fenomeno isolato, ma un segnale di allerta per tutti noi. La nostra responsabilità collettiva richiede un impegno attivo per ricostruire le fondamenta di una società giusta e sicura, in cui ogni individuo possa nuovamente camminare per strada senza la pesante ombra della diffidenza e della paura. Era tutto prevedibile, ma è nostro compito trasformare questa previsione in un’opportunità di cambiamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *