Iran vs Persia: ci sono le premesse per un cambiamento epocale?
Di Claudio Rao
Ciò che sta avvenendo in Iran potrebbe essere la premessa di un’autentica rivoluzione epocale. Di quelle che si leggeranno sui libri di Storia. È per questo che l’Italia è l’Europa dovrebbero seguire con attenzione e, a mio modesto parere, accompagnare la transizione politica di un Paese ormai esangue.
Il ruolo del Medio Oriente nella bilancia geopolitica mondiale è, da sempre, capitale. Il regime degli Ayatollah è all’agonia fronte ad un sollevamento popolare senza precedenti.
Se Internet, i Social e i contatti col mondo occidentale sono stati sospesi e le ambasciate incaricate di recitare che dei facinorosi sostenuti da USA ed Israele stanno fomentando una rivolta, la realtà è ben diversa.
Per la prima volta le diverse fazioni sembrano unirsi contro un regime che le opprime e che non esita ad utilizzare i Guardiani della rivoluzione e la pena di morte (più di 2000 esecuzioni all’anno) a scopi politico-religiosi, arrivando a sparare con la mitragliatrice sui manifestanti disarmati.Almeno cinque moschee, utilizzate per propagandare la politica degli Ayatollah, sono state date alle fiamme.
Le decine di condanne a morte, le impiccagioni di omosessuali (per il solo fatto di esserlo), i processi sommari e le violenze dei Guardiani della rivoluzione, non bastano più ad arginare la protesta.Ricordiamo tutti il caso della ragazza arrestata e malmenata “perché portava male la hijab (velo islamico)” e deceduta in caserma durante gli interrogatorî della polizia politica.
Come il caso della studentessa che per protesta si è coraggiosamente spogliata a Teheran e il cui video ha fatto il giro del mondo¹.Migliaia di ragazze e di donne ormai rivendicano apertamente la libertà. Una libertà che rima con la laicità che hanno conosciuto le loro nonne e durata fino all’avvento della Repubblica islamica iraniana nel 1979.Iran che fu la Persia, con una Storia e una cultura prestigiose: 2500 anni di storia fino all’instaurazione della teocrazia dei Mollah. Grande cinque volte l’Italia, il territorio iraniano, oltre al petrolio è ricco di gas naturale, rame, ferro e carbone. Il settore è molto sviluppato nell’artigianato, soprattutto per la produzione di tappeti, nella petrolchimica, nella siderurgia e nell’industria alimentare. Tutt’altro che secondario dal punto di vista geopolitico, l’Iran è un ponte tra Asia Centrale, Medio Oriente e Golfo Persico, confinante con Turchia, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Turkmenistan, Azerbaigian, Armenia, Mar Caspio e Golfo Persico/Oman. Di che interessare la politica imperialista di Donald Trump, preoccupata dei propri interessi economici e commerciali.
Stati Uniti che si accomoderebbero anche con un altro regime, purché più “malleabile”.
La drammatica situazione in cui attualmente versa il Paese ha richiamato l’attenzione del figlio dell’ultimo Scià che regnò fino all’avvento della Repubblica degli Ayatollah.Reza Pahlavi, nato a Teheran il 31 ottobre 1960, attualmente residente a Potomac, nel Maryland (USA), diversi decenni or sono dichiarò apertamente di conoscere e recusare la politica svolta da suo padre, alla quale mai si sarebbe conformato.
La rivoluzione in atto, come ci insegna la Storia, per un reale cambiamento necessita di una figura che la incarni. Per questo Reza Pahlavi si propone per accompagnare la transizione attraverso la costituzione di un governo provvisorio che dia luogo ad un’Assemblea cositutente che immagini la nuova forma di governo da proporre al Paese. Paese che sarebbe poi chiamato alle urne per un Referendum grazie al quale predisporre il futuro di questa grande nazione.
Nonostante il travaglio, drammatico e sanguinario, auspichiamo che il coraggioso popolo islamico, erede di quello persiano, possa trovare modo di passare dal medioevo islamico alla modernità di uno Stato laico, capace di promuovere la libertà di tutti e di ciascuno.
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