La guerra dei droni

Di Luca Anedda

È ormai acclarato che la guerra moderna si combatte con missili e droni.

Sin dalla guerra del Nagorno-Karabakh del 2020-2023 tra Azeri e Armeni, l’uso dei droni è risultato ciò che ha fatto pendere la bilancia della vittoria a favore di chi è riuscito ad utilizzarli in maniera appropriata.

Droni da ricognizione, armati, oppure droni “esca” ( decoy)

Anche nella guerra in Ucraina ed in Iran si fa un largo uso di questi mini velivoli. Le dimensioni variano e si va da quelli molto piccoli, anche filoguidati, per uso tattico, a quelli più grandi ( come quello in foto) di circa 3 metri.

Vengono usati nella guerra in Ucraina ed ora anche in Iran. Quello in foto è un modello americano che è stato prodotto copiando lo Shahed Iraniano, che a sua volta è stato copiato dai russi per la produzione dei Geran 2.

Questi droni hanno un raggio di azione che può arrivare a 2000/2500 km e possono trasportare un carico esplosivo di 30-50 kg.

Hanno una guida satellitare che li indirizza sul bersaglio con una precisione di meno di 10 metri. Facili da lanciare, necessitano di un piccolo razzo che gli consente di acquisire la portanza necessaria per volare; poi hanno una piccola elica che li spinge per il resto del volo.

Difficili da acquisire con il radar.

Nella seconda foto si può vedere come la forma e le dimensioni rendano questi droni quasi invisibili; sono infatti del tutto simili alla traccia che un piccolo uccello produrrebbe su uno schermo radar.


Inoltre costano relativamente poco: circa 30.000 euro. Si consideri che un missile Patriot,usato per abbatterli, costa 4 milioni di euro. Mentre di missili Patriot se ne producono 50 in un mese, di droni se ne possono produrre a migliaia nello stesso lasso di tempo.

I leader indiscussi nel settore sono gli iraniani e dunque se si deve espandere la propria conoscenza nel settore per cominciare a produrli, bisognerebbe chiedere a loro piuttosto che ad altri.

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