La Cina che non conosciamo

Di Luca Anedda

Nel dibattito pubblico, ma anche privato spesso si sente definire la Cina come un nemico da sconfiggere. Un nemico con il quale un confronto militare è inevitabile. Nei corridoi di Bruxelles si dice che prima dobbiamo sconfiggere la Russia poi sarà la volta della Cina. Di fatto scimmiottando le incaute affermazioni Americane che vedono un conflitto militare con la Cina inevitabile.

È vero che la data dello scontro viene di volta in volta spostata: qualche anno fa si parlava del 2027; oggi si parla del 2035. È del tutto evidente che l’Europa, che non ha nessuna capacità militare di rilievo senza gli USA, non avrebbe nessun motivo di dichiarare guerra alla Cina. Così come nemmeno gli Stati Uniti. Ma il vizio tutto europeo, di sapore coloniale, che ci vede sempre pronti a seguire le politiche belliciste di Washington trova una sponda favorevole nel partito delle armi, che ovviamente vede di buon occhio ingenti spese nel settore. Ecco spiegato, in maniera molto semplice, il perché la guerra in Ucraina continuerà fino alla sua totale disintegrazione : sono troppi i soldi in ballo e troppi gli interessi ad essi connessi.

Non sfuggirà che all’opinione pubblica viene raccontata tutta un’altra storia. Sempre quella. I buoni e i cattivi; democrazia contro autocrazia; libertà contro oppressione.

Non so francamente chi ancora possa credere che queste siano le motivazioni che scatenano le guerre moderne, ma ad ogni modo questo è ciò che continuamente ci viene ripetuto anche dai vertici politici più autorevoli e naturalmente da una stampa spesso molto compiacente.
In tal senso la visione della Cina moderna non fa eccezione.

Qualche sera fa su una televisione nazionale ho ascoltato la definizione che veniva data di Pechino e del suo leader Xi Jinping: un dittatore senza scrupoli che sta rovinando il suo Paese e lo sta rapidamente portando alla sua distruzione economica. Tutto secondo copione come vuole la vulgata attuale, venduta a piccole e medie dosi ogni giorno.

Ma non è così.

Al netto dei problemi che ciascuna nazione si porta dietro e deve affrontare anno dopo anno, se compariamo lo sviluppo europeo e americano con quello del Dragone, la bilancia pende a favore della potenza asiatica.

Qualche decennio fa, tutto succedeva ed aveva inizio in occidente e soprattutto negli Stati Uniti. Lì tutto era da record: dall’aereo più grande ed innovativo, allo sviluppo dei computer e dell’elettronica. Dal grattacielo più alto, alle armi più letali e moderne. Tutto o quasi veniva dallo Zio Sam. Poi siamo cresciuti anche nel Vecchio continente e soprattutto grazie all’energia a basso costo della Russia, con la Germania in testa, abbiamo fatto la nostra parte.

Oggi tutto questo è storia. Non esiste più. La desertificazione industriale in Europa avanza a grandi passi; in Italia la crescita della produzione industriale ha registrato il segno meno per tre anni consecutivi (dal 2023 al 2025). Questi dati seguono due decenni di declino a gradini, con l’attuale produzione che risulta di circa il 23% inferiore rispetto ai livelli dell’anno 2000.

La Cina è esattamente l’opposto. Forse perché pensa meno alla guerra e di più al commercio e lo sviluppo. L’Ansa di qualche giorno fa ha riportato che la produzione industriale della Cina ha registrato a maggio 2026 una crescita del 4,5% su base annua, in accelerazione rispetto al +4,1% di aprile e al di sopra delle aspettative del mercato, ferme al 4,3%.

Noi occidentali siamo surclassati praticamente in tutti i settori. Ma continuiamo a pensare intensamente a fare la guerra. A chi capita. E poi facendo anche pessime figure.

Eppure, i nostri decisori politici dovrebbero sapere che per fare la guerra occorrono le armi e la migliore tecnologia. Non basta stanziare 800 miliardi di euro (cifra insostenibile per la fragile economia del Vecchio Continente) o aumentare il budget del Ministero della Guerra americano portandolo da 1000 miliardi di dollari a 1500 miliardi in un colpo solo.

No, non basta. Devi avere il tessuto industriale che possa generare tale produzione.

La questione delle terre rare è ormai nota ai più. La Cina detiene il monopolio quasi totale di questi magneti. Il motivo è che, ha creato una filiera che va dalla capacità estrattiva nelle miniere nel mondo, alla raffinazione e produzione indigena di questi materiali. Il loro uso e applicazione va dall’Intelligenza artificiale, ai Centri dati ad essa associati; si impiegano nel settore aerospaziale, e nella Difesa. Li troviamo anche nella produzione di Batterie ed energie rinnovabili.

Il 27 Aprile 2026 è uscito un articolo sul Washington Post che riportava come circa 300 F35 (il caccia di quinta generazione americano) fossero stati consegnati senza radar, sostituito al suo posto da una zavorra, in attesa che la produzione di questo indispensabile componente fosse prodotto. La causa? La mancanza di “Gallium Nitride”. Gli Stati Uniti ne producono zero. La Cina ne è monopolista per il 99% della produzione mondiale e ne ha proibito l’esportazione negli USA, questo anche a seguito delle politiche dei dazi e delle restrizioni sulle esportazioni volute da Trump.


Ma la storia non riguarda solo la componentistica militare, comunque molto importante per Paesi a vocazione bellica come gli Stati Uniti ed ora anche la Germania. Riguarda anche lo sviluppo della rete 6G.

Grazie al Gallio la Cina sta lavorando ad un semiconduttore che sarà l’ossatura della rete 6G per le comunicazioni, programmi spaziali, e nel settore dell’economia più in generale. Qualcuno si domanderà perché la corsa al 6G sia già oggi una competizione strategica tra Nazioni? Il motivo si può semplificare con un esempio.

Con la tecnologia 5G per scaricare un file di 21 Terabyte ci vogliono 5 ore; con il 6G mi occorrono 18 secondi. Quanto sono grandi 21 Terabyte? Circa 4.200 film in qualità 4K (o 10.500 film in alta definizione 1080p). Oppure circa 5.000.000 di fotografie ad altissima risoluzione. O ancora quasi due anni e mezzo di video registrati continuamente 24 ore su 24 in qualità 4K.

Dunque, tecnologia essenziale per gestire il flusso di dati dei potenti “Data Center” che sono in costruzione dove l’Intelligenza Artificiale si sta sviluppando maggiormente.

Tutto ciò che riguarda l’automazione industriale, l’uso nelle città di trasporto automatizzato, rilevazione dati, droni per uso civile e militare. Insomma, una galassia di usi per queta tecnologia che però ha bisogno di terre rare che gli Usa non hanno e noi in Europa nemmeno.
Mentre noi discutiamo (per finta) su chi potrebbe essere il rappresentante europeo per i colloqui con Putin, la Cina sta facendo un gigantesco salto nel futuro. E domani chi vorrà servirsi di questa rete tecnologica dovrà andare a bussare alla Corte di XI a Pechino.

Nel corso dei conflitti che imperversano l’est Europa ed il Medio Oriente, si è spesso detto che una componente che incide sulle strategie di guerra è la carenza di armamenti.

Il costo di un missile Patriot è di 4 Milioni di dollari. Una educata stima sul numero in possesso degli Americani è di: 2300. Nel conflitto con l’Iran, non affatto chiuso, ne sono stati utilizzati un numero stimato di 1500. La produzione industriale è capace di sfornarne 40 al mese. Facile fare i conti sulla sostenibilità di una guerra di lungo periodo.

E mentre noi ci balocchiamo sull’ennesimo pacchetto di sanzioni da comminare a chi ci sta antipatico (l’Iran è sanzionato dall’Unione Europea e non si capisce perché), precipitiamo sempre più nell’irrilevanza economica ed industriale.

Complimenti.

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